Pensione Opzione Donna: Requisiti e Come Fare Domanda

Pensione Opzione Donna: Requisiti e Come Fare Domanda

Opzione Donna nel 2026 non è stata prorogata per le nuove lavoratrici: la Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) non ha esteso la misura a chi matura i requisiti nel corso dell’anno. Possono però ancora presentare domanda le lavoratrici che avevano già “cristallizzato” il diritto entro il 31 dicembre 2021 (senza vincoli di categoria) oppure entro il 31 dicembre 2024, se appartenenti alle categorie tutelate (caregiver, invalide civili con percentuale pari o superiore al 74%, licenziate o dipendenti di aziende in crisi). In questo articolo trovi requisiti aggiornati, età e contributi richiesti, il funzionamento del ricalcolo contributivo, la finestra mobile e la procedura per presentare domanda all’INPS.

Punti chiave

  • La Legge di Bilancio 2026 non proroga Opzione Donna per le nuove maturazioni: la misura resta accessibile solo a chi aveva già i requisiti entro il 31/12/2021 o il 31/12/2024.
  • Età minima: 58 anni per le lavoratrici dipendenti e 59 per le autonome (requisiti 2021); 61 anni, riducibili a 60 con un figlio e 59 con due o più figli, per le categorie tutelate (requisiti 2024).
  • Servono almeno 35 anni di contributi, al netto di alcuni periodi non utili (es. disoccupazione indennizzata, malattia e infortunio non integrati dal datore di lavoro).
  • L’accesso resta riservato a caregiver, invalide civili almeno al 74%, licenziate e lavoratrici di aziende con tavolo di crisi aperto.
  • La pensione viene liquidata interamente con il sistema di calcolo contributivo, con una riduzione dell’assegno stimata tra il 20% e il 35% rispetto al sistema misto ordinario.
  • Si applica la finestra mobile: 12 mesi di attesa per le dipendenti, 18 mesi per le autonome, prima dell’effettiva decorrenza della pensione.
  • La domanda si presenta online sul portale INPS con SPID, CIE o CNS, oppure tramite patronati e Contact Center.
  • Il riferimento operativo aggiornato è la Circolare INPS n. 19 del 25 febbraio 2026.

Che cos’è Opzione Donna

Opzione Donna è una misura previdenziale che consente alle lavoratrici, al ricorrere di determinati requisiti anagrafici e contributivi, di accedere alla pensione anticipata rispetto ai requisiti ordinari di vecchiaia o di anzianità contributiva. In cambio dell’uscita anticipata, la legge prevede che l’intero trattamento pensionistico venga ricalcolato con il metodo contributivo, anche per le quote di anzianità maturate con il sistema retributivo o misto, con una conseguente riduzione dell’importo mensile dell’assegno.

Nata come misura sperimentale, nel tempo Opzione Donna ha subito diverse modifiche restrittive: prima ampliata a tutte le lavoratrici, poi progressivamente limitata a specifiche categorie di beneficiarie considerate maggiormente bisognose di tutela (caregiver, invalide civili, licenziate o dipendenti di aziende in crisi occupazionale).

Opzione Donna nel 2026: cosa dice la Legge di Bilancio

La Legge di Bilancio 2026 (Legge n. 199/2025) non ha previsto la proroga di Opzione Donna per le lavoratrici che maturano i requisiti nel corso del 2026. La manovra conferma quindi lo stop alle nuove maturazioni già introdotto con le manovre precedenti, nell’ambito di un più ampio intervento sul sistema pensionistico che ha riguardato anche APE Sociale e Quota 103.

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Questo significa che, salvo eventuali correttivi normativi successivi, chi nel 2026 raggiunge per la prima volta l’età e l’anzianità contributiva richieste non potrà accedere a Opzione Donna, ma dovrà orientarsi verso altri strumenti di pensionamento anticipato o verso la pensione di vecchiaia o anticipata ordinaria.

Resta invece pienamente valido il principio della cristallizzazione del diritto: chi aveva già maturato i requisiti entro le date previste dalle norme precedenti può presentare domanda anche nel 2026 e negli anni successivi, indipendentemente dal momento in cui decide di fare effettivamente richiesta della pensione. L’INPS ha fornito le istruzioni operative aggiornate con la Circolare n. 19 del 25 febbraio 2026.

Requisiti per accedere a Opzione Donna nel 2026

Poiché la misura non è stata prorogata per nuove maturazioni, i requisiti utili nel 2026 sono quelli “congelati” alle due finestre temporali previste dalla normativa previgente. È fondamentale distinguere tra le due platee di beneficiarie.

Requisiti maturati entro il 31 dicembre 2021

Le lavoratrici che hanno raggiunto i requisiti entro questa data possono accedere senza dover dimostrare condizioni soggettive particolari (categorie tutelate), con i seguenti parametri:

  • Età anagrafica: almeno 58 anni per le lavoratrici dipendenti, 59 anni per le lavoratrici autonome.
  • Anzianità contributiva: almeno 35 anni di contributi versati.

Requisiti maturati entro il 31 dicembre 2024 (categorie tutelate)

Per le lavoratrici che hanno maturato i requisiti in una data successiva, l’accesso resta possibile solo se rientrano in una delle categorie protette individuate dalla legge, con i seguenti requisiti anagrafici e contributivi:

  • Età anagrafica: 61 anni come regola generale.
  • Riduzione a 60 anni in presenza di un figlio.
  • Riduzione a 59 anni in presenza di due o più figli.
  • Anzianità contributiva: almeno 35 anni di contributi.

Le categorie tutelate ammesse

Categoria Requisito specifico
Caregiver Assiste da almeno 6 mesi il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap grave (art. 3, comma 3, L. 104/1992)
Invalide civili Riconoscimento di una riduzione della capacità lavorativa pari o superiore al 74%
Licenziate o in azienda in crisi Licenziamento o dipendenza da impresa per cui risulti attivo un tavolo di confronto per la gestione della crisi aziendale presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy

Anzianità contributiva: cosa conta e cosa no

Il requisito dei 35 anni di contributi si calcola al netto di alcuni periodi che, pur presenti nell’estratto conto, non sono considerati utili ai fini del diritto a Opzione Donna, come ad esempio i periodi di disoccupazione indennizzata e i periodi di malattia e infortunio non integrati economicamente dal datore di lavoro. Per questo motivo è sempre consigliabile far verificare la propria posizione contributiva a un patronato, a un CAF o direttamente tramite i servizi online dell’INPS prima di presentare domanda.

Il ricalcolo contributivo e la penalizzazione economica

Il beneficio dell’uscita anticipata ha un costo diretto sull’importo della pensione: aderendo a Opzione Donna, la lavoratrice accetta che l’intero trattamento pensionistico, comprese le quote maturate con il sistema retributivo o misto, venga ricalcolato secondo il sistema contributivo puro, basato sui contributi effettivamente versati e rivalutati nel corso della carriera, anziché sulle ultime retribuzioni percepite.

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Questo meccanismo comporta generalmente una riduzione dell’assegno mensile stimata tra il 20% e il 30% rispetto a quanto si percepirebbe con il sistema misto ordinario; per le lavoratrici con carriere lunghe e stipendi crescenti nel tempo, la decurtazione può arrivare fino al 25-35% rispetto all’importo teorico della pensione di vecchiaia. L’entità esatta della riduzione varia in base a età, retribuzione, anzianità contributiva e genere del calcolo attuariale applicato, per cui è opportuno richiedere all’INPS una simulazione personalizzata (anche tramite il Dossier Previdenziale) prima di presentare la domanda.

La finestra mobile: quando decorre effettivamente la pensione

Anche dopo la maturazione dei requisiti e la presentazione della domanda, l’erogazione della pensione non è immediata: si applica infatti una finestra mobile, ovvero un periodo di attesa tra la maturazione del diritto e la decorrenza economica del trattamento:

  • 12 mesi per le lavoratrici dipendenti del settore privato.
  • 18 mesi per le lavoratrici autonome (artigiane, commercianti, coltivatrici dirette).

Questo significa che, ad esempio, una lavoratrice dipendente che perfeziona i requisiti in un certo mese inizierà a percepire concretamente la pensione solo dopo 12 mesi dalla maturazione del diritto, salvo specifiche deroghe previste dalla normativa.

Come si presenta la domanda di Opzione Donna

La domanda di pensione con Opzione Donna si presenta esclusivamente in via telematica, con le seguenti modalità:

  1. Portale INPS: accesso diretto al servizio “Pensione Opzione Donna” con identità digitale SPID (almeno livello 2), Carta d’Identità Elettronica (CIE) o Carta Nazionale dei Servizi (CNS).
  2. Patronati e intermediari autorizzati: è possibile rivolgersi a un patronato, che si occupa gratuitamente dell’istruttoria e della trasmissione della domanda all’INPS.
  3. Contact Center INPS: la domanda può essere presentata anche telefonicamente tramite il servizio di contact center multicanale (numero verde da rete fissa o numero a pagamento da cellulare).

Prima di presentare la domanda è consigliabile:

  • Verificare la propria posizione contributiva tramite l’estratto conto INPS o il Dossier Previdenziale.
  • Richiedere una simulazione dell’importo della pensione ricalcolata con il sistema contributivo.
  • Raccogliere la documentazione relativa alla categoria di appartenenza (es. verbale di invalidità civile, documentazione relativa al licenziamento o alla situazione di crisi aziendale, attestazione della condizione di caregiver).
  • Valutare, con l’aiuto di un patronato o di un consulente previdenziale, la convenienza economica dell’operazione rispetto ad altre soluzioni di pensionamento disponibili.

Chi non può accedere a Opzione Donna nel 2026

Restano escluse dalla misura, salvo modifiche normative future:

  • Le lavoratrici che maturano per la prima volta i requisiti anagrafici e contributivi nel corso del 2026, non rientrando nella cristallizzazione dei diritti pregressi.
  • Le lavoratrici che, pur avendo un’anzianità contributiva sufficiente, non appartengono a nessuna delle categorie tutelate previste per i requisiti maturati dopo il 2021 (caregiver, invalide civili almeno al 74%, licenziate/aziende in crisi).
  • Le dipendenti pubbliche, generalmente escluse dal perimetro di applicazione della misura, salvo specifiche eccezioni previste nel tempo dalla normativa.
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Domande frequenti su Opzione Donna 2026

Opzione Donna è stata prorogata per il 2026?

No. La Legge di Bilancio 2026 non ha prorogato Opzione Donna per le lavoratrici che maturano i requisiti nel corso dell’anno. Possono comunque presentare domanda coloro che avevano già maturato il diritto entro il 31 dicembre 2021 o entro il 31 dicembre 2024, in base al principio della cristallizzazione dei requisiti.

Quali sono i requisiti minimi di età e contributi nel 2026?

Per chi ha maturato i requisiti entro il 2021 servono 58 anni (dipendenti) o 59 anni (autonome) e 35 anni di contributi. Per chi rientra nelle categorie tutelate con requisiti maturati entro il 2024, l’età minima è 61 anni, riducibile a 60 anni con un figlio e 59 anni con due o più figli, sempre con 35 anni di contributi.

Quanto si perde economicamente con il ricalcolo contributivo?

La riduzione dell’assegno rispetto al sistema misto ordinario è stimata generalmente tra il 20% e il 30%, con punte fino al 35% per le carriere con retribuzioni crescenti e anzianità contributiva elevata. L’importo esatto dipende dalla situazione individuale ed è consigliabile richiedere una simulazione personalizzata all’INPS.

Cosa si intende per finestra mobile?

È il periodo di attesa tra la maturazione del diritto alla pensione e l’effettiva decorrenza del pagamento: 12 mesi per le lavoratrici dipendenti e 18 mesi per le lavoratrici autonome.

Come faccio a sapere se ho già maturato i requisiti prima dello stop alla proroga?

È necessario verificare la propria posizione contributiva attraverso l’estratto conto INPS, il Dossier Previdenziale disponibile sul portale INPS, oppure rivolgendosi a un patronato o a un consulente del lavoro, che possono ricostruire con precisione la data di maturazione dei requisiti e la relativa categoria di appartenenza.

Le lavoratrici pubbliche possono accedere a Opzione Donna?

In generale la misura è stata storicamente rivolta principalmente alle lavoratrici del settore privato; le dipendenti pubbliche sono per lo più escluse dal perimetro di applicazione, salvo specifiche disposizioni previste nel tempo dalla normativa vigente. È opportuno verificare la propria situazione specifica con l’ente di appartenenza o con un patronato.

Conclusione

Nel 2026 Opzione Donna resta una misura fortemente limitata: la mancata proroga da parte della Legge di Bilancio 2026 chiude di fatto l’accesso a chi matura i requisiti per la prima volta quest’anno, mentre resta salva la possibilità di presentare domanda per le lavoratrici che avevano già cristallizzato il diritto entro il 31 dicembre 2021 o il 31 dicembre 2024, rientrando nelle categorie tutelate. Prima di presentare domanda è essenziale verificare con attenzione la propria posizione contributiva, comprendere l’impatto del ricalcolo contributivo sull’importo dell’assegno e valutare i tempi della finestra mobile, eventualmente con il supporto di un patronato o di un consulente previdenziale, per scegliere la soluzione di pensionamento più conveniente in base alla propria situazione personale.

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